Appunti di viaggio: Boschi ed alti pascoli in Val Morobbia

Dopo essere stato rimproverato da 'Chenio' per essere arrivato con 10 min. di ritardo ( forse ha un po di sangue svizzero nelle vene ! ) partiamo a razzo per il 'confino', ignoriamo le segnalazioni della suadente voce del navigatore e imbocchiamo l'autostrada. Arriviamo alla dogana senza problemi ( il traffico è nella direzione opposta ) qui i finanzieri probabilmente 'siculo-campani' ci ignorano pensando piuttosto alle imminenti ferie .... e poi siamo già bollino-dotati.
Dopo pochi chilometri dal 'confino' notiamo altissime barriere anti rumore ai bordi dell'autostrada e 'svizzeramente' dopo un po di tornanti da vomito arriviamo a Carena. La Svizzera è sempre la Svizzera ... ampi parcheggi gratuiti all'inizio del piccolo borgo con pulitissimi cessi a disposizione degli automobilisti, qualcuno approfitta

subito troviamo le indicazioni per il sentiero, oooo il tempo di percorrenza è preciso !!!!!

si inizia la salita, la prima ora è stata dura alcuni tratti sono al sole e inoltre siamo fuori allenamento

poi il paesaggio cambia diventando decisamente alpino è la camminata è piacevole

e qui iniziamo a raccogliere qualche souvenir

arriviamo all'Alpe Croveggia poi all'Alpe Gesero dove troviamo un rustico rifugio di proprietà della Unione Ticinese Operai Escursionisti (UTOE), poco dopo troviamo un ruscelletto dove desiniamo.

Dopo il pranzo riprendiamo il percorso, incontriamo delle trincee costruite durante la 2a guerra mondiale (anche gli svizzeri si preparano per la guerra !!! ) e qui un canton-ticinese con il quale chiacchieriamo sul luoghi, le trincee e il militare .... un'altra oretta di cammino e arriviamo a Sasso Guidàiniziamo quindi una lunga discesa, toccando il piccolo borgo di Piano Dolce dove grazie alle indicazioni di un canton-ticinese con un grosso tubo nero sulle spalle (!!!!) proseguiamo per Melirolo, ancora discesa .... due giganti con zaino e un'enorme telo sopra ci raggiungo e superano ad una velocità doppia della nostra ( avranno avuto i tendini d'acciaio ), poi finalmente arriviamo alla macchina abbastanza sfatti.
Durante il ritorno passaggio rapido alla frontiera e culmine della gita all'arrivo a casa di 'Chenio' con orgasmo della nostra guida elettronica: aarriiivoooo ....
alla prossima, degustazione dei funghi permettendo .....




15 Luglio 2007: Boschi ed alti pascoli in Val Morobbia

Appuntamento:
Sotto casa del ‘GRANDE CHENIO’ alle ore 08:15
Per adesioni spedire mail al ‘GRANDE CHENIO’

Andata: In auto, equipaggio nr 1, con Mario

Ritorno: In auto, equipaggio nr 1, con Mario

Pranzo: Al sacco

Difficoltà: circa 6 ore se fatta a passolento (3 salita + 3 discesa)

Programma di massima:
Itinerario Carena - Alpe Croveggia - Alpe Gesero - Sasso Guidà - Melirolo - Carena

Dislivello: circa 800 m: da Carena 958 m all'Alpe Gesero 1770 m

In Val Morobbia arriviamo comodamente in auto: autostrada fino all'uscita Bellinzona Sud e di qui in pochi chilometri su stretti tornanti risaliamo fino a Carena, paese da cui inizia la nostra escursione. Il paesaggio che ci offre questa valle poco frequentata è quello di una forma sinuosa e allungata, incorniciata da un fitto ventaglio di monti in stretta successione, i cui pendii scoscesi sono fittamente punteggiati da alpeggi strappati al bosco su porzioni di territorio in vertiginosa pendenza; una valle dalla ricca vegetazione che alterna, alle diverse quote, boschi misti prealpini alle macchie di larici e abeti. Geologicamente la valle si colloca all'interno di quella zona denominata 'linea insubrica', dove si incontrano e si scontrano le piattaforme continentali africana e europea, dando luogo a importanti fenomeni di geomorfismo. Il cartello collocato all'ingresso di Carena ci dice che ci troviamo nell'antica via del ferro (vedi se vuoi gli approfondimenti), collegata a Sud all'italiana Val Cavargna, tramite la Bocchetta di Sommafiume e il Motto della Tappa (o Cima Verta): sin dall'antichità in queste valli si sviluppò un'intensa attività mineraria e di lavorazione del ferro che continuò, con alterne vicende, fino ai primi decenni del XIX secolo.

Attraversiamo il tranquillo paesino disteso lungo la via principale, in fondo alla quale, accanto alla Casa della Dogana Svizzera, una palina con meticolose indicazioni (non per nulla siamo in Svizzera !) ci indirizza a sinistra, destinazione Capanna Gesero (data a 2 ore 3 45'). Cominciamo la salita sui gradini acciottolati: pochi minuti e siamo già dentro al bosco. Noci, faggi, aceri, castagni si mischiano in bella armonia lasciando spazio qua e là a piccole radure prative. L'antico sentiero, magistralmente strutturato - ecco le pietre ben disposte a gradini, dove è più necessario per agevolare il passo - a piccoli regolari tornanti arrampica senza fatica sui ripidi pendii e guadagna quota rapidamente. E' una grigia giornata di ottobre - peccato perché i primi tocchi rossi e gialli cominciano a illuminare il bosco - nuvole basse nascondono le cime mentre la nebbia si insinua tra i tronchi creando un atmosfera irreale Superiamo più di una fontana e raggiungiamo l'Alpe Croveggia in circa 1 ora e 45'(quota 1580 m). Qui una piccola baita privata, resti diroccati di una stalla e ampio prato; il panorama si fa solamente intuire nei brevi sprazzi in cui le nubi si sollevano un po', scoprendo qualche fugace frammento. Riprendiamo il cammino nel bosco che si è fatto decisamente alpino. In circa 30' arriviamo a un bivio e di qui proseguiamo nella vasta prateria raggiungendo la Capanna Gesero in circa 20' Dal terrazzo di questo rustico rifugio, di proprietà della Unione Ticinese Operai Escursionisti (UTOE), si gode un panorama splendido. Per pranzare è consigliabile prenotare perché il luogo non è abitualmente frequentato da grandi masse di escursionisti. In alternativa si può consumare il proprio picnic pagando una piccola quota.

Dopo pranzo torniamo sui nostri passi sino all'ultimo bivio (quello che avevamo superato per raggiungere il rifugio) e stavolta prendiamo a destra per il Sasso Guidà: il sentiero di srotola ora diritto lungo il costone affiancato da resti di trincee e reso più emozionante dall'ampio panorama che si apre a perdita d'occhio e dalla verticalità dei pendii che lo fiancheggiano. Al Sasso Guidà trincee e casamatta costruite durante la seconda guerra mondiale, affacciate sulla valle in posizione strategica e decisamente suggestiva. Poi inizia sul serio la discesa, in decisa pendenza ma senza pericoli. Dopo 1 ora e 20' circa di cammino (dal rifugio) siamo ai 'laghetti della costa' (1622 m), di qui seguiamo per Piano Dolce, poi a sinistra per Melirolo nel bel bosco di betulle; il sentiero si fa più esile e segue per qualche tempo le curvosità della montagna, tagliando diversi ruscelletti. Traversiamo gli ordinati borghi di Melirolo e Melera: poi le ultime poche centinaia di metri sulla strada asfaltata ed eccoci di nuovo al punto di partenza di Carena.

Meteo:
EMESSO GIOVEDÌ 12 LUGLIO 2007 ALLE ORE 13
PREVISIONE PER DOMENICA 15 LUGLIO 2007

Stato del cielo: ovunque sereno o poco nuvoloso. Qualche annuvolamento pomeridiano sui rilievi occidentali.

Precipitazioni: assenti.

Temperature: minime e massime in lieve aumento. In pianura minime intorno a 21 °C, massime intorno a 33 °C.

Zero termico: a 4400 metri.

Venti: deboli variabili o a regime di brezza.

Altri fenomeni: condizioni di moderata afa già dalla mattinata.

http://www.arpalombardia.it/meteo/bollettini/bolmet.htm

http://www.ticino.ch/guardaTicino/meteo.jsp

Appunti di viaggio: Viggiù - Monte Orsa - Monte Pravello - Porto Ceresio



Tranquilla scampagnata da pro-loco ( bambini ed anziani fatevi avanti !!! ) .
Questa volta si cambia mezzo di trasporto, usiamo la borghese automobile. Partenza puntuali 8:30 da via Foppa, 16 e vai, vai, vai ... ( come diceva il navigatore con voce sexi di Mario ).
Sotto la guida impeccabile del nostro navigatore umano cioè Chenio che faceva a gara con l'altro navigatore, quello elettronico di Mario con una voce sicuramente più interessante ( maliziosa a tratti 'pornografica' ) ci incamminiamo ed arriviamo a Viggiù sani e salvi ... subito troviamo le indicazioni per Monte Orsa e dal paese ( non abbiamo visto la caserma dei famosi omonimi pompieri ) dopo la rituale pausa caffè cominciamo la dolce salita.
Fedeli alle abitudini del circolo sbagliamo strada e giungiamo invece alla chiesa di .... dove un indigeno ci indica un altro sentiero per raggiungere il nostro obiettivo cioè Monte Pravello.
La parte iniziale è molto semplice e solo successivamente nel tratto finale la salita è più ripida ma lo sforzo e breve ( 30 min. circa ).
Senza rendercene conto con il nuovo sentiero sfondiamo il confine con la Svizzera infatti non appena giunti in 'vetta' troviamo il segnale di confine nazionale con l'Italia.
Dopo le foto di rito ci raggiungono altri passeggianti compresi bambini, vecchi, etc.. la pro loco appunto .... cerchiamo un posto per mangiare nelle vicinanze e di nuovo oltrepassiamo il confine. Dopo un tratto nella boscaglia raggiungiamo un punto panoramico e consumiamo i nostri panini.
Torniamo alla vetta e durante il cammino mi accorgo che ai nostri piedi ci sono tantissime piantine di fragole selvatiche, ecco un ottimo dessert !
Per il ritorno seguiamo il sentiero previsto inizialmente che corre lungo le fortificazioni della linea Cadorna con le grotte costruite sulla roccia e le postazioni per le mitragliatrici ( vedi foto ). Discesa a Viggiù, pausa bianco in paese e trasferimento a Porto Ceresio ( sempre con l'ausilio nel navigatore di Ancona ) quindi gelato: ancora una volta la famosa gelateria tanto decantata da Chenio e chiusa.
Passeggiata sul lungo lago e rientro a Milano.
Oggi non sono tanto in vena quindi aspetto con ansia i commenti degli altri partecipanti che vi invito a leggere.
vai, vai , vai ....

10 Giugno: Viggiù - Monte Orsa - Monte Pravello - Viggiù

Appuntamento:
Sotto casa del ‘GRANDE CHENIO’ alle ore 08:30 (Per info mail al ‘GRANDE CHENIO’)

Andata:
In auto, equipaggio nr 1, con Mario


Ritorno:
In auto, equipaggio nr 1, con Mario

Pranzo: Al sacco
Difficoltà: Facile

Programma di massima:
Itinerario 2 Viggiù - Monte Orsa - Monte Pravello - Viggiù
Il percorso si sviluppa all’interno dei confini della Comunità Montana della Valceresio.

Distanza: 7 km

Dislivello: in salita 500 m circa da Viggiù fino al Monte Pravello.

Quota massima: 1015 m s.l.m.

Tempo di percorrenza: circa 4 ore. A questo tempo bisogna aggiungere il tempo di visita alle fortificazioni variabile in base alla propria curiosità, interessi e capacità individuali.

Segnavia: giallo rosso (Linea Cadorna).

Periodo consigliato: la primavera è sicuramente il periodo più adatto, la vegetazione non si è fatta ancora invadente, in autunno se da una parte la caduta delle foglie facilita l’individuazione dei manufatti all’interno dei boschi dall’altra si possono trovare fastidiosi accumuli di fogliame all’interno dei camminamenti che possono mascherare insidiosi buchi.

In inverno le giornate corte e il pericolo del ghiaccio sui sentieri consigliano di prestare particolare attenzione a queste escursioni, per quanto riguarda l’estate la vegetazione rigogliosa può ostacolare la visita ad alcuni manufatti.

Equipaggiamento: pedule leggere.

Principali manufatti: complesso delle batterie e osservatori del Monte Orsa, sistema fortificato tra il Monte Orsa ed il Monte Pravello.

http://www.provincia.va.it/lineacadornavarese/it/itinerario2/scheda_tecnica.htm


Descrizione:
Dall’abitato di Viggiù lungo la strada principale di attraversamento seguiamo le indicazioni per la località Sant’Elia che ci conducono lungo strette viuzze, usciamo dal paese costeggiamo il torrente Poaggia che attraversiamo sulla sinistra tramite un ponte in corrispondenza del quale possiamo conoscere alcune caratteristiche del Monte Orsa grazie ad un pannello didattico.

Dopo due chilometri circa incontriamo un bivio, a destra una carrozzabile in ascesa, strada militare rimodernata, diretta al Monte Orsa, se invece andiamo diritti raggiungiamo la chiesa di Sant’Elia. Ricordiamo che per chi viaggia in autobus la partenza obbligata è in corrispondenza di Viggiù centro, i più fortunati dotati di automobile possono proseguire; salendo in direzione del Monte Orsa ad un certo punto la rotabile diviene sterrata e su di un tornante troviamo un cartello giallo indicante la salita a piedi al Monte Orsa (per la quale occorrono circa 45 minuti), possiamo lasciare qui l’auto oppure proseguire oltre fino a quando al bordo della strada non incontriamo un’area di sosta, verso valle troviamo uno spiazzo da cui cominciamo a percorrere una trincea dotata di camminamenti aperti e in caverna oltre che diverse piazzole per artiglieria. Finita la visita di questo camminamento fortificato dobbiamo tornare sui nostri passi verso l’area di sosta e riprendere la strada che ci conduce alla vetta del monte dove campeggia una grossa antenna.

Da qui comincia la nostra visita tenendo conto del fatto che le fortificazioni attorno al Monte Orsa si distribuiscono in planimetria secondo uno schema triangolare con i lati immaginari diretti SN, WE, NS, tra la quota 827 e 970 m s.l.m. Alla destra della strada si trova l’accesso al primo complesso fortificato sotterraneo. Si ricorda che la visita alle porzioni sotterranee dei manufatti è realizzabile a proprio rischio e pericolo, una parte dei manufatti è ben conservata e sicura mentre altre aree nascondono insidie di varia natura. Attenzione!

Torniamo sui nostri passi e scendiamo lunga la strada militare fino a trovare un bivio sulla sinistra, la mulattiera ci conduce ad una porticina, accesso ad un altro complesso sotterraneo di fortificazioni e ad una mulattiera che oltre la batteria in caverna conduce in cresta con una dolce salita fino alla vetta del Monte Pravello (1015 m). Lungo la cresta si trovano trincee, postazioni per mitragliatrici e ricoveri a formare un dedalo di opere fortificate, costruite in maniera tale da sfruttare l'andamento naturale della cresta strapiombante sul lago e i contrafforti naturali. Laddove è stata necessaria l’opera dell’uomo si è utilizzato come materiale da costruzione del calcare locale che ha contribuito in maniera decisiva alla mimetizzazione delle opere murarie.

Sempre in direzione della vetta del Pravello incontriamo delle scale e alcune gallerie, scendendo alla mulattiera verso sinistra si trovano camminamenti e postazioni per mitragliatrici. Seguendo un sentiero in ghiaia in discesa incontriamo postazioni per artiglieria, batterie in caverna, postazioni per mitragliatrici e trincee che portano alla strada militare bitumata proveniente da Viggiù praticata all’andata.

Per la via del ritorno possiamo evitare di ripercorrere la cresta ma possiamo scegliere l’ampia mulattiera che scende dolcemente a ridosso delle postazioni mirando alla grande antenna della vetta del Monte Orsa e da qui a valle.

Meteo:

TENDENZA PER DOMENICA 10 E LUNEDÌ 11 GIUGNO 2007

Domenica poco nuvoloso o velato in pianura, irregolarmente nuvoloso sui rilievi. Rovesci e temporali sparsi su Alpi e Prealpi. Temperature minime in lieve aumento. Venti da deboli a moderati occidentali. Lunedì da poco nuvoloso a nuvoloso, con precipitazioni sparse su Alpi e Prealpi. Temperature stazionarie. Venti sudoccidentali

http://www.arpalombardia.it/meteo/bollettini/bolmet.htm



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