Appunti di viaggio: Mandello, Maggiana, La Torre del Barbarossa, Zucco della Portorella

Numerosa la partecipazione per questa bella escursione non impegnativa

Anche questa volta abbiamo utilizzato il nostro 'comodo' treno delle 9:15 con cambio a Lecco e destinazione Mandello Lario ( tra l'altro sede storica della Guzzi ).


Dopo il caffè al bar/trattoria sulla statale di fonte la stazione e l'ennesima domanda 'ma siete in macchina ?' ci incamminiamo verso la zona montuosa attraverso il tunnel sotto la stazione di fronte a noi. Io e Canio intanto scrutiamo i parcheggi auto intorno la stazione da utilizzare per non precisate gite future ....
Poco prima di giungere a Maggiana facciamo una merenda depredando un paio di alberi di fichi Giunti in paese ho la sensazione di esserci già stato e infatti la conferma è la targhetta arancio con la scritta 'Sentiero del Viandante'.

Maggiana è una delle piccole frazioni molto carine poco sopra la costa attraversate dal famoso sentiero, da notare il piccolo bar/ristorante sempre per eventuali sopralluoghi futuri e la torre Sveva.
Continuiamo il nostro cammino che finalmente diventa campestre fino ad inoltrarci nel bosco. Piano piano prendiamo quota e il panorama diventa via via più interessante fino a giungere alla nostra meta: lo "Zucco della Rocca".
Nota per i nostri fotografi: mi sono arrivate una cinquantina di foto, 2 o 3 con lo stesso soggetto ma nessuna del nostro Zucco quindi allego quella del sito della pop. di Sondrio )

Pausa pranzo con vista lago e discesa per Maggiana dove al bar precedentemente segnalato facciamo una sosta bianco/grappa.
Continuiamo la discesa fino Mandello dove facciamo una veloce visita al centro e al lago, gelato incluso

09 settembre 2007: Il mistero dello Zucco della Rocca

Ritrovo: 08:50 scale mobili Atrio Stazione Centrale Milano
Andata: Treno
09:15 Lecco 09:56
10:13 Mandello Del Lario 10:30
Ritorno:
Mandello Del Lario 17:57 Lecco 18:14
Lecco 18:46 Milano Centrale 19:30
Mandello Del Lario 19:02 Milano Centrale 20:13
Pranzo: al sacco
Programma di Massima: Maggiana, frazione di Mandello, La Torre del Barbarossa, Zucco della Portorella, ritorno.
Difficoltá: E (Escursionistica)
Tempo di percorrenza: 4 ore scarse per l’intero percorso andata e ritorno
Dislivello: 500 m.

Internet:
http://www.popso.it/selettore.php?idCat=119&idGer=9&idRec=5621&cdOp=estrazioneGerarchiaContenuto

Cosa ci fa una antica cisterna dall'imbocco perfettamente costruito con pietre squadrate su una sconosciuta quanto insignificante emergenza dispersa sulle pendici occidentali della Grignetta? La domanda è alquanto intrigante e sembra avere una sola risposta plausibile, sullo Zucco della Rocca, questa la nostra montagnola, in un remoto passato, doveva esistere un'importante costruzione fortificata oggi scomparsa, il cui ricordo ci viene però tramandato da quell'incredibile pozzo e dal nome stesso della cima.
Lo Zucco della Rocca emerge appena dai boschi che ammantano le pendici inferiori dello Zucco Portorella, che, con lo Zucco di Malavello forma l'estrema propaggine della lunga cresta occidentale della Grignetta.
Si tratta di una piccola protuberanza oggi in parte rivestita dal bosco, ma comunque ben identificabile nell'uniforme pendio della montagna. Difficilmente, il viandante che ci passa vicino, percorrendo il largo sentiero che unisce Mandello e le sue frazioni ai Piani Resinelli, può immaginare il piccolo tesoro storico che s'annida poco sotto la sua cima. Alcune ricerche archeologiche hanno tuttavia evidenziato che le rocciose pareti dello Zucco furono le fondamenta su cui, forse in epoca romana o alto medievale venne eretta una fortificazione. La costruzione di un pozzo-cisterna indica inoltre che la postazione doveva essere di una certa importanza e che doveva essere stabilmente abitata.
Oggi viene spontaneo chiedersi il motivo di questa zona fortificata che, però, ci è in parte chiarito una volta raggiunta la cima dello Zucco. La formazione rocciosa sorge poco distante dal sentiero da e per i Resinelli, sentiero che anticamente doveva essere assai più importante di oggi. Pare inoltre che da qui passasse la via di terra che collegava il lecchese con Mandello, via assai più logica rispetto ad un improbabilissimo passaggio costiero, che in questo settore appare roccioso ed impervio. Inoltre dalla vetta si gode un'ampia veduta su tutto il ramo lecchese del Lario che si spinge a Sud fino al Monte Barro. Non è escluso quindi che la postazione dello Zucco della Rocca entrasse a far parte anche di un sistema di avvistamento e segnalazione.
La gita non è breve, tuttavia si svolge su larga mulattiera e comodo sentiero, unico punto debole, una segnaletica poco accurata e lacunosa, condizione poco felice visto l'intrico di sentieri della zona. Punto di partenza è la piccola frazione di Maggiana sovrastante Mandello del Lario. Si tratta di uno dei tanti nuclei satelliti di Mandello, legato ad un'economia prevalentemente rurale e senza dubbio punto di guardia e difesa.

Percorso
Nota sul punto di partenza: Maggiana, frazione di Mandello. L'abitato si raggiunge staccandosi dalla Sp 72 della sponda orientale del Lario all'altezza della rotonda che si trova all'ingresso meridionale di Mandello. Si devia a destra (sinistra per chi viene da Nord) passando sotto il cavalcavia della ferrovia e si prosegue a sinistra in Via Parodi per poi deviare a destra in Via Braggia che, dopo una curva a gomito passa davanti al Cimitero e prosegue dritta diventando Strada per Maggiana. Con un paio di tornanti si passa sopra la moderna Statale 36 e si continua fino alle porte di Maggiana incrociando sulla sinistra l'imbocco della Via dei Salici prima del quale si trova un ampio piazzale parcheggio.
Dal parcheggio presso la Via dei Salici, imbocchiamo questa via ed in breve arriviamo ad alla piazza ove è il sagrato della chiesa di San Rocco, antico edificio sacro completamente rifatto nel secolo XVII, e poi una piazzetta attigua, oltre la quale si imbocca quella di destra di due vie parallele che entrano nel borgo. Passando fra antiche dimore (segnavia sentiero n°12) si devia a destra e si giunge ad uno slargo con fontana dove, volgendo a sinistra, si giunge all'imbocco della mulattiera acciottolata che prosegue alle spalle del paese.
Fra le case svetta l'alta e squadrata Torre del Barbarossa, potente costruzione della famiglia Mandelli, presso la quale, nel 1158, trovò ospitalità l'imperatore. All'epoca tutto il territorio era in grande fermento d'armi, causa la guerra dei dieci anni fra Como e Milano scatenata per la nomina del Vescovo di Como e per il controllo del contado di Lecco. Mandello era schierata con Como e con l'Imperatore il quale, durante la sua visita al territorio, nominò feudatario del borgo, Alcherio Bertola, che quattro anni più tardi diverrà Duca di Mandello.
La scelta di allearsi con Como fu però ben presto fatta pagare ai mandellesi e, nel 1160, i soldati milanesi misero a ferro e fuoco tutto il comprensorio.
La torre, sebbene più volte rimaneggiata, conserva interessanti caratteristiche architettoniche fra cui il portale ogivale, i resti di trofei affrescati e la terrazza ottocentesca sommitale. All'interno è ospitato il minuscolo "Museo etnografico della Torre di Maggiana", allestito dal Gruppo Amici di Maggiana e visitabile nel mese di giugno, durante le giornate de "La torre in festa".
Riprendendo il cammino, saliamo per una larga mulattiera con alzate in granito che prende quota a raggiungere un poggio prativo sovrastante. Con un percorso a zigzag fra prati e frutteti cintati la mulattiera diventa sentierino inerbito per tornare ad allargarsi in corrispondenza di alcune cascine più a monte, dove incrocia un tratturo. Si prende a destra e si entra nel bosco risalendo una vallecola al cui termine si giunge ad un bivio. Si tralascia la deviazione a sinistra e si prosegue dritti traversando un ruscello e lambendo un paio di cascine semi rovinate e passando a monte di esse. Poco sopra, nei pressi di un meraviglioso faggio monumentale, sotto cui sorge un piccolo casello per la conservazione dei latticini, incontriamo la parete rocciosa da cui sgorga la "sorgente del Tuf". Il sentiero prosegue verso destra ed inizia una lunghissima salita in diagonale puntando verso Sud, alternando qualche tratto ancora acciottolato ad altri in terra battuta. Si arriva dunque a lambire un recinto che delimita un boschetto di larici con piccola costruzione in legno. Più oltre si prosegue sempre tagliando i boschi in lenta salita verso Sud e, tralasciando un invitante bivio che si stacca sulla sinistra, ci si immette finalmente nella larga mulattiera che sale da Rongio e prosegue alla volta dei Piani Resinelli (palina con cartelli segnavia). Si segue la mulattiera ormai diventata una sorta di letto eroso nel bosco e, in lenta salita, si giunge ad una sorta di spalla dove si trova il cartello indicatore per lo Zucco della Rocca. Sopra di noi, sulla sinistra, si intravedono le bianche e dentellate guglie calcaree che ornano il lato meridionale dello Zucco della Portorella.
Prendendo ora a destra si percorre una traccia che s'attiene grosso modo al crinale della cresta che unisce lo Zucco della Rocca alla montagna.
Facendo attenzione (segnali inesistenti) ci si abbassa infine di qualche metro sul versante meridionale e si riesce all'ampia sella boscosa che precede la vetta. Da qui si prosegue salendo un ripidissimo tracciato che, fra boscaglia e roccette, porta nei pressi del muro circolare eretto a difesa del pozzo-cisterna, che tutto sommato, appare ancora ben conservato. Probabilmente, le profonde fessurazioni naturali che percorrono le rocce sommitali hanno creato una sorta di piccolo bacino interno nel quale l'acqua piovana era naturalmente convogliata. Forse tale bacino esiste ancora, ma, più probabilmente, l'aprirsi di altre fratture l'ha prosciugato e reso inutile.
Qualche passo ancora ed eccoci sulla vetta da dove si può ammirare un vasto panorama. Verso Sud-est si scorgono le turrite pendici della Grignetta che si immergono nei boschi che ammantano la vastissima spalla dei Piani Resinelli, a Sud, al termine del ramo lecchese del Lario, ecco la caratteristica sagoma del Monte Barro che chiude l'orizzonte verso la Brianza, a Ovest sorgono le imponenti ed oscure pareti del Monte Moregallo mentre verso Nord lo sguardo spazia sul lago, sulla punta di Bellagio, sul Monte Tremezzo e sulle vette delle Prealpi Lepontine.

Meteo
http://www.arpalombardia.it/meteo/bollettini/bolmet.htm

Appunti di viaggio: Cernobbio - Rovenna - Rifugio Bugone

Torniamo all'uso del 'treno' con questa gita Lariana di Sabato 1/9 che organizziamo frettolosamente io e Chenio, ci serviamo inoltre del piccolo battello fino a Cernobbio ( è possibile fare un biglietto unico direttamente alla biglietteria di Cadorna ).


A Cernobbio in un bar/ristorante nella piazza antistante l'imbarcadero chiediamo informazioni su come raggiungere Rovenna e come in altre occasioni il nostro interlocutore senza notare il nostro abbigliamento trekking-eggiante ci avvisa che la nostra meta è lontana !? ( nota bene che Rovenna che si trova abbastanza vicino, proprio sopra Cernobbio )
Iniziamo a salire da Via Montegrappa poi proseguiamo un po a tentoni e nel frattempo mi accordo di aver perso gli occhiali, arriviamo in prossimità di Rovenna in un punto ceco



chiediamo informazioni ad un abitante del luogo che chiameremo Pippo, ci dice che dobbiamo ritornare sui nostri passi per un centinaio di metri e con un sorriso beffardo ci informa che anche la nostra meta, il Rifugio Bugone è molto lontana e faticosa da raggiungere ma noi per niente scoraggiati torniamo indietro e proseguiamo. Giungiamo a Rovenna e qui sempre con l'aiuto di un abitante del luogo finalmente troviamo il sentiero alberato con le indicazioni del CAI verso monte Bisbino che si trova appena sopra il nostro rifugio.
Dopo un pò di salita arriviamo alla bellissima frazione di Scarone



poi Madrona, meno suggestiva perché sulla strada asfaltata, poi riprendiamo il sentiero, la salita comincia a farsi sentire e conto con voracità i minuti che ci dividono dal nostro obiettivo che trovo sulle indicazioni lungo il cammino.



Giunti poco sotto la vetta del Bisbino scendiamo per un pò e giungiamo quindi al rifugio.


un po sfacciatamente mangiamo proprio di fronte al rifugio, anzi di più, compriamo mezzo litro di vino rosso ma consumiamo i panini che ci siamo portati da casa anche se in realtà il rifugio aveva un menù molto invitante.

Dopo un meritato pasto con vista lago


completiamo con una fetta di torta ai mirtilli acquistata al rifugio.
Scendiamo per un sentiero più ripido ma veloce che ci riporta al sentiero poco sopra Rovenna
dove in centro incontriamo il nostro amico Pippo che resta un pò sorpreso dal fatto che siamo riusciti a completare in nostro itinerario comunque senza molti convenevoli ci lascia dirigendosi velocemente verso il bar dove probabilmente lo aspettava un bel bicchiere di vino bianco ...
da Rovenna ci dirigiamo verso Cernobbio lungo la stessa strada e poco prima del paese accanto ad una fontanella dove ci eravamo fermati a bere in salita trovo i miei occhiali gentilmente sistemati sul muretto da qualche carissima persona. Arriviamo a Cernobbio breve attesa del battello che ci porta a Como dove facciamo un giretto fino al duomo poi stazione dove appena arrivati vediamo il treno per Milano partire ... quindi attendiamo mezz'ora il treno successivo

Salvo

Appunti vacanze grande Chenio: gitona Chiasso – Menaggio

Che vi devo dire, mi è venuta questa idea di fare un giro in bici attraverso i due laghi, quello di Lugano e quello di Como!
Il percorso, di ca 60 km non è impegnativo ma, a dire il vero, presenta alcune difficoltà tecniche che vi descriverò di volta in volta.
Inoltre, per questo racconto , segnalerò i paragrafi per ‘tutti’, per ‘adulti’ e ‘note di viaggio’ un po’ come un bel romanzo di Umberto Eco, vedi ‘Il Nome della Rosa, così ogni lettore potrà trovare la trama che più gli aggrada.
Bene, partenza col treno delle 08:36 da Stazione di Porta Garibaldi, piazzo la mia bici sulla pilotina,
e mi accingo al viaggio di trasferimento per Chiasso. L’arrivo è dopo ca un’ora, e senza alcun incontro con guardie svizzere mi ritrovo in terra Elvetica pronto per il trasferimento verso Campione.



Infatti ho appuntamento con Salvo, prima di proseguire per Lugano e Menaggio.

A Campione, dopo una tranquilla attesa, mi incontro con Salvo ed abbiamo una bella visione di una bionda quarantenne abbronzata al punto giusto da non sembrare volgare ma in modo da esaltare il biondo dei capelli, inoltre, particolare non da trascurare un fondo schiena scolpito nel marmo di carrara; con Salvo siamo rimasti favorevolmente colpiti dalla visione, ma alla fine ci siamo fati la foto ricordo senza la bionda, che tempi!



Dopo la pausa di Campione riprendo il viaggio, supero il ponte sul lago e mi trovo a Melide direzione Lugano. Nessun problema, traffico inesistente e strade lisce come biliardi.



A Lugano mi godo il centro città e la visita della splendida villa alla fine della città, stupenda, colgo l’occasione per assistere ad un concerto di elvetici con trombe a pipa!



Adesso la strada si fa dura, mi devo dirigere verso Gandria, luogo citato da Salvatore come molto caratteristico, la strada subito dopo Lugano si impenna in tre tornanti, non troppo impegnativi, da tenere conto che questa uscita è con la bici da corsa.
Lungo la strada trovo due gallerie, non illuminate, che supero impegnando il marciapiede di servizio.
Alla fine raggiungo Gandria, splendido paese arroccato a cavallo del lago.



Scendo per il sentiero degli ulivi e mi inoltro nel centro storico del paese, dove fanno bella mostra vetrine con ceramiche in esposizione e quelle dei menù dei ristoranti con terrazza sul lago, da notare che le strade sono tutte all’interno e la vista lago è solo dalle terrazze dei ristoranti!
Alla fine trovo un locale che mi indica il lido e l’unico posto con vista lago, visto che devo ancora mangiare mi dirigo li per consumare il mio panino.
Ebbene sì, in barba al Primo Teorema Asburgico, non mangio al ristorante , al sacco!



Il lido, non è altro che un fazzoletto di prato ed una piattaforma di cemento dove prendere il sole, mi metto al riparo di una sparuta palma, che si domanda come mai è lì, e consumo i miei panini.
Nel frattempo il lido si popola di tre ragazzi indigeni, che si raccontano le avventure appena trascorse al mare e fanno esercizio fisico eseguendo tuffi a ripetizione dalla sponda e dal tetto di una piccola costruzione che delimita il lido.
Alla fine dopo essermi riposato riprendo il cammino, mi carico la bici sulle spalle e rifaccio al rovescio la strada, quindi la salita, fino alla strada cantonale, non dimentichiamo che siamo in Svizzera!
Bene , rimonto in bici, un cartello segnala il confine a ca 2,5 km, ci siamo si vede l’Italia in fondo alla discesa, peccato che prima ci siano altre due gallerie, questa volte illuminate che riesco a fare in sella alla bicicletta.
Passo il confine, dalla parte Svizzera nessuno, dalla Italiana un Carabiniere mi indica di procedere, è fatta!

Purtroppo da questo momento cominciano i dolori, strada stretta, molto stretta ed una galleria, corta,ma non illuminata ed in curva, una goduria per le coronarie!
Finalmente la strada diventa più agevole e larga, raggiungo le frazioni di Valsola e Valsola, cosa strana, siamo a 500 metri dalla Svizzera, e qui l’acqua non è balneabile, non capisco perché!
Lungo il percorso, trovo l’indicazione di un Santuario Mariano e relativo albergo del Pellegrino, ho già mangiato i miei panini e dell’albergo mi interessa poco, ma approfitto per la visita al Santuario.


Ormai ci siamo, si vede in lontananza Porlezza, ma c’è ancora un’altra galleria, buia ed infida, ma per fortuna a lato c’è una ciclabile che corre sul vecchio tracciato, bellissima, la percorro in tutta tranquillità fino al lungolago di Porlezza.



A questo punto mancano solo 18 km per Menaggio, c’è uno scollinamento ma ormai è fatta.
Riprendo a pedalare, fa molto caldo e le gambe si fanno pesanti, ma per fortuna la salita non è durissima.
Ci siamo, vedo la vetta e si apre il panorama sul lago di Como, che spettacolo!



Discesona fino a Menaggio, bellissima, curve strette da prendere con attenzione, ma alla fine arrivo all’imbarcadero, acquisto il biglietto per Varenna e mi accingo a girare Menaggio.



Alla fine, è ora, il traghetto mi aspetta, carico la bici e aspetto il lento trastullo delle onde per Varenna.


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