11 Novembre: Breglia - Rifugio Menaggio, Monte Grona.



Appuntamento
: 08:30 sotto casa del ‘GRANDE CHENIO’ ( x adesioni mail al ‘GRANDE CHENIO’)
Andata: In auto, equipaggio nr 1, con Mario
Ritorno: In auto, equipaggio nr 1, con Mario
Pranzo: Presso il Rifugio ( portare un panino per ogni evenienza )
Al Rifugio si trova la possibilità di ristoro ed alloggio; aperto tutto l’anno sabato e domenica e da metà giugno a metà settembre giornaliero; altri giorni su richiesta tel.034437282 tel. gestore 3337115501
Difficoltà: facile circa 1-2 ore al rifugio più 2 ore fino alla vetta. Dislivello: 384 m fino al rifugio Menaggio, più altri 356 fino alla vetta
Programma di massima:
Da Breglia ( 996 m, 6 km da Menaggio) al Rifugio Menaggio, ed eventualmente escursione al Monte Grona. Visita a Menaggio con passeggiata sul lungo lago.
Il Rifugio Menaggio (1400 m) si trova ai piedi del versante sud del Monte Grona (1736 m); vi si gode una spettacolare vista del Lago di Como e delle montagne circostanti.. Dal Rifugio ci sono tante possibilità di escursioni sulle Prealpi ed è anche punto di partenza dell' "Alta Via del Lario", un percorso di trekking in alta quota di 3/4 giorni. Al Rifugio si trova la possibilità di ristoro ed alloggio; aperto tutto l’anno sabato e domenica e da metà giugno a metà settembre giornaliero; altri giorni su richiesta tel.034437282 tel. gestore 3337115501.
Percorso:
Da Menaggio si segue la statale della Val Solda (Porlezza-Lugano) per circa l km; al primo bivio si volge a destra seguendo le indicazioni per Plesio. Da qui si prosegue lambendo lo stabilimento di produzione dell'acqua minerale Chiarella per giungere, poco dopo, alle bella frazione di Breglia annidata in una splendida conca prativa (circa 3 Km dal bivio).
Poco prima della chiesa del paese (cartello indicatore), una stradicciola asfaltata sale verso sinistra raggiungendo, dopo circa 3 Km, le case dei Monti di Breglia 996 m, ove è opportuno lasciare l'auto. Infatti, la carrareccia prosegue ora, accidentata, stretta e poi non più asfaltata.
Si segue la strada per un primo tratto finché un cartello indicatore non segnala il sentiero per il rifugio. Si prende, allora, a sinistra sulla mulattiera che dopo aver lambito di nuovo la strada presso un tornante continua a tornanti fra spazi erbosi e rado bosco di betulle. A quota 1120 m, presso una zona di rimboschimento cintata, il percorso si divide. Seguendo una delle due diramazioni, si giunge al rifugio. A nostro parere è più consigliabile il percorso alto, quello di destra, che è assai più panoramico. Si sale ancora lungamente con parecchi tornanti finché ha inizio un lunghissimo tratto a mezza costa che, dopo aver traversato la Val Pessina, raggiunge il panoramico dosso erboso dove sorge il rifugio già visibile da lontano.
Per giungere in vetta dal rifugio vi sono tre possibilità:
a) Seguire il sentiero che sale ripido, tagliando i prati in direzione Nord. Tralasciando a sinistra la deviazione più diretta per la Forcoletta, si può proseguire raggiungendo la cresta che collega il Monte Grona al Bregagno presso la graziosa chiesetta di S. Amate, che sorge sull'omonima sella, a 1612 m. Da qui si volge a Sud percorrendo il sentiero che segue la cresta tenendosi sul suo lato occidentale per raggiungere la sella della Forcoletta. Da qui, proseguendo su buona traccia, risalire il crinale Nord-est del Grona fino alla sua vetta settentrionale dalla quale ci si abbassa brevemente all'ampia sella erbosa ove giunge il sentiero della "Direttissima" (vedi itinerario b) per poi salire (breve corda fissa metallica) alla piatta, ampia e rocciosa sommità principale.
b) Seguire il ripido sentiero che dal rifugio sale in direzione Nord-ovest e, dopo aver lambito alcuni roccioni, entra in un grande ed erto canalone di erbe e detriti. Per traccia ripidissima, scavalcando due volte lo sperone Sud-est del Grona percorso dalla Via Ferrata, si giunge in cima al canalone, sull'ampia sella posta fra la vetta principale e quella settentrionale.
c) Seguire le indicazioni del sentiero "panoramico" che, oltrepassato l'attacco della "Via Ferrata", sale gradualmente compiendo un arco di cerchio in senso orario per poi ritrovarsi sotto la cima principale con gli altri percorsi.
Approfondimenti
Il monte Grona: un panorama mozzafiato. Montagna dai fianchi dirupati che si alza fra la Val Sangra e il Lago di Como a Nord nord-ovest di Menaggio... Il panorama è magnifico, uno dei migliori delle Prealpi". In questo modo si esprime Silvio Saglio nella rarissima edizione dedicata alle Prealpi Comasche - Varesine - Bergamasche della celebre collana CAI-TCI "Guide dei Monti d'Italia". Il giudizio risale al 1948, ma nulla è cambiato, rispetto ad allora, sul Monte Grona, se si eccettua la presenza di un ottimo e confortevole rifugio ai suoi piedi e la realizzazione di una via ferrata sul suo sperone Sud-est. La neve, che ricopre ancora le vette delle cime retiche ed orobiche, non lascia troppe speranze di fare escursioni in queste zone: pertanto ecco la decisione di scegliere, per il mese di maggio, la magnifica gita al Monte Grona. La nostra montagna emerge, a mo' di scoglio roccioso biancheggiante, al termine della lunga dorsale Sud del Monte Bregagno ed è ben visibile a chi percorra la sponda orientale del Lario. Le rocce calcaree che la compongono vanno ad appoggiarsi, a Nord, alle rocce cristalline del Bregagno presso il valico della Forcoletta, toccato dal nostro itinerario di discesa. Il versante Sud e Sud-est è formato da una serie di speroni, e torrioni, separati fra loro da fratture e canali più o meno vasti. Il tutto entra a far parte della "linea del Grona", vasta unità tettonica di rocce sedimentarie che, con una serie di archi convessi, parte dal Luganese per giungere al Lago di Como. La gita proposta può essere comodamente spezzata in due parti con pernottamento al rifugio; tuttavia ci sentiamo di consigliare, in ogni caso, il piccolo sforzo aggiuntivo di raggiungere la vetta, sia pure dal sentiero che passa per la Forcoletta, perché il panorama che si gode dalla sommità e quanto di più vasto ed interessante si possa immaginare. Lo sguardo spazia libero a 360° dalla Pianura Padana ai dolci bacini lacustri del Lario e del Ceresio, si spinge a Nord abbracciando tutte le Alpi, dal Monte Rosa al Vallese, dalla Mesolcina alle Alpi Retiche, per poi scendere di nuovo a mezzogiorno passando per l'imponente piramide del Monte Legnone, l'ombroso e profondo solco della Valsassina e le vette del Grignone e della Grigna. Al ritorno dalla vetta, la sosta al Rifugio Menaggio sarà ancor più apprezzata.
Meteo: http://www.arpalombardia.it/meteo/bollettini/bolmet.htm

http://www.menaggio.com/ita/trekking_rifugio.php
http://www.popso.it/selettore.php?idCat=124&idGer=9&idRec=517&cdOp=estrazioneGerarchiaContenuto

Appunti di viaggio: Da Villa Chiavenna al Malinone

Partenza puntuale addirittura con qualche minuto di anticipo, Chenio è arrivato x ultimo e dopo sollecitazione citofonica. Viaggio tranquillo con la trekmobile, il navigatore ci accompagna con una voce fredda da Sir inglese al posto della vogliosa a cui c’eravamo abituati nei viaggi precedenti. Dopo le numerose gallerie lungo il lago di Como sponda Manzoniana, tocchiamo Colico e proseguiamo verso nord. Sosta caffè al bar di nostra conoscenza a Novate Mezzola

arrivo a Chiavenna e da lì a Villa Chiavenna, dal finestrino il paesaggio ci riserva piacevoli visioni

Chiediamo informazioni ai soliti vecchietti della domenica messi li apposta che ci mandano in Svizzera poi precisato che siamo li per fare Trekking ci danno della informazioni utili ma che ignoriamo. Proseguendo verso il confine elvetico troviamo un cartello che indica il percorso per il Malinone e quindi senza esitare parcheggiamo. Dopo un po’ di discussioni sul da farsi chiediamo info ad un abitante del luogo che ci conferma la strada avvisandoci però che ‘le dura’. Troviamo l’imbocco del sentiero e inizia la salita subito tosta, più che interminabile mulattiera ci troviamo davanti gli interminabili gradoni.

Qualche centinaia di gradoni dopo giungiamo a un ponticello in legno su un ruscello a da li la salita è meno impegnativa. Il paesaggio comincia a cambiare, incontriamo i primi alpeggi con le caratteristiche stalle in pietra.

Arriviamo all'alpeggio che ospita la tanto declamata da Chenio, "Caserma della Guardia di Finanza" e li ci dedichiamo alle foto di rito ignorando sotto i nostri occhi i segnavia che ci indicano di salire ancora.

Proseguiamo invece orizzontalmente e solo dopo che Chenio leggendo in continuazione le indicazioni continuava a sbraitare e scuotere le testa decidiamo di tornare indietro. Per fortuna ci vengono incontro 2 persone, un uomo con un ragazzo che benché svizzeri ci indicano la strada. Si sale ancora e sempre gradoni, arriviamo ad un'altro alpeggio disturbandone i leggittimi abitantanti.

Qui ancora una volta non vediamo i segnavia e ci ritroviamo in un vicolo cieco, proviamo a destra poi a sinistra, niente, torniamo indietro dove ci accorgiamo da soli del maledetto segno. Si sale ancora, i nostri errori ci hanno fatto bruciare quasi un'ora di tempo per cui dopo altri gradoni siamo stanchi e affamati incontriamo altre piccole casette in pietra e decidiamo quindi di fermarci e mangiare.
La discesa e rapida e questa volta non abbiamo problemi a trovare la strada. Poco prima del parcheggio ritroviamo 'Tigre' il micio del tizio che ci dato informazioni all'inizio del percorso

Prendiamo la macchina e andiamo in direzione della Svizzera, giungiamo alla vecchia dogana dove si vede la vecchia strada lungo il confine chiusa ( è stata realizzata una nuova dogana poco + in basso)


e da qui parte un sentiero probabilmente più agevole sempre per il Malinone, sentiero che i 2 vecchietti la mattina ci hanno indicato e che noi abbiamo ignorato. Ritorno con traffico difficoltoso e con un suggestivo tramonto vista tangenziale ...



21 Ottobre : L’interminabile mulattiera - Villa di Chiavenna, Frazione Dogana – Val Bregaglia Malinone




Appuntamento
: Sotto casa del ‘GRANDE CHENIO’ alle ore 08:30 ( x info mail al ‘GRANDE CHENIO’ )
Andata: In auto, equipaggio nr 1, con la Trek Mobile pilotata da Mario
Ritorno: In auto, equipaggio nr 1, con la Trek Mobile pilotata da Mario
Pranzo: Al sacco
Difficoltà: E (Escursionistica) - sentiero facile ma con un consistente dislivello: 1300 m circa
Tempo di Percorrenza: 3-4 ore
Itinerario:
La partenza del sentiero è poco visibile e si trova sulla destra di un fienile dalle pareti superiori in legno nei cui pressi si trova anche una fontana (cartellino indicatore). Si entra nel viottolo che fiancheggia, a destra, il fienile oppure si prende la stradina che aggira l'edifico, a sinistra, portandosi a monte di esso sotto una minuscola parete rocciosa. Si piega a destra e, dopo un breve tratto, inizia il sentiero che lambendo un prato entra nel bosco e poco dopo sbuca presso le graziose abitazioni di Pian Quartino. A questo punto il percorso inizia ad inerpicarsi sulle ripide pareti della montagna fra roccioni affioranti e boschi, Una interminabile serie di gradini ottenuti da lastre di pietra, a volte enormi, permette di guadagnare quota velocemente. Verso Est si apre la Val Bregaglia ed è ben visibile di fronte a noi l'abitato di Soglio. La lunga ginnastica termina sul ridente e verdeggiante spalto di Somasaccia 1029 m, occupato da vecchie baite e fienili con qualche concessione alla modernità che, forse, si poteva evitare. Prendendo a destra (cartelli) si raggiunge una baita al limite superiore dei prati e si rientra nel bosco per poi tornare allo scoperto sullo spalto prativo dove sorge una vecchia caserma della Guardia di Finanza. Fiancheggiata la caserma la si aggira a monte e si obliqua a sinistra lambendo le costruzioni, praticamente gemelle, di due fienili. Poco oltre si devia ancora a destra (indicazioni su una roccia affiorante dal prato) e, poco dopo, si sbuca sui prati di Ragone 1294 m. Il sentiero piega a destra, poi passa fra alcune baite semi diroccate e riprende ripido alle loro spalle obliquando dapprima verso Est. Con una serie di tornanti si raggiunge un'altra baita dalla quale la salita continua diretta ripidissima (il sentiero originale compie alcuni larghi tornanti, ma è parzialmente invaso dalla vegetazione) fino ad una grossa betulla. Un'altra serie di gradini porta ai margini inferiori dei prati di Preginal che si tagliano con un lungo diagonale verso sinistra per entrare nel bosco dove cominciano a comparire i primi abeti. Questo tratto termina con una magnifica gradinata di grandi lastre lapidee che porta ad un altro spazio prativo con alcune baite, da dove si piega nuovamente a destra lungo la massima pendenza. Si rientra nel bosco e, con ripido tracciato, si guadagna quota mentre in alto, molto in alto, compaiono le ordinate baite di Sciucco. Poco dopo s'incontra un bivio in corrispondenza del quale si deve deviare a destra e, sempre con ripidissimo tracciato, si prosegue fino al limite inferiore dei prato di Malinone. Ancora un piccolo sforzo ed eccoci fra le baite di questo grande alpeggio in buona parte abbandonato. Dalle baite, deviando a destra, si raggiunge in breve un bel poggio panoramico da dove si gode una splendida vista sulla Val Bregaglia e sul gruppo Badile-Cengalo.
Per il ritorno consigliamo di prendere il sentiero che, da Malinone, taglia in piano fino al vicino gruppo di baite di Sciucco dopo aver traversato un valloncello con acqua. Da qui si scende verso destra tornando al bivio lasciato in precedenza.

http://www.popso.it/selettore.php?idCat=127&idGer=9&idRec=3125&cdOp=estrazioneGerarchiaContenuto

Meteo:

http://www.arpalombardia.it/meteo/bollettini/bolmet.htm

14 Ottobre 2007 - Da Canzo a Civate




20071014_canzo_civate


Breve riassunto del fine settimana: Mario ci da forfait venerdì sera alle 20:00; febbre a 38° e mal di gola!

A quel punto siamo nelle palte, infatti la gita in programma prevedeva l'utilizzo della Trek Mobile ed il punto di partenza non è raggiungibile col treno. http://egctc.blogspot.com/2007/10/14-ottobre-linterminabile-mulattiera.html

Ci sentiamo con Ciccio, e cerchiamo di organizzare qualcosa di alternativo. Purtroppo tutti i dati relativi a gite, appunti etc li avevo memorizzati sul pc dell'ufficio, e, nemmeno a farlo apposta quello di casa in questo periodo è out. Allora, cerco di andare a memoria, e propongo questo percorso: Canzo, Monte Cornizzolo, Rifugio SEC, San Pietro al Monte,Civate. Dico a Ciccio di provare a mettere giù un percorso ma, visto che è innamorato o in ufficio lo fanno disperare, non si ricorda nulla.

Tagliamo la testa al toro e decidiamo di vederci in Cadorna alle ore 08:40 e poi via per l'avventura. All'appuntamento Ciccio si presenta col libretto dei rifugi e, come a scuola, cerca di far vedere di aver studiato qualcosa, ma con scarsi risultati. Alla fine decidiamo per la gita di cui sopra, Stazione Cadorna piena di gruppi con zainetti sulle spalle e scarponcini da trekking ai piedi, salivano su tutti i treni in partenza, gruppi verso Gemonio per castagnate e uno con tanto di suorine in testa per Canzo, da citare sul treno anche gruppi di due / quattro persone attrezzatissimi e con giornale al seguito, sembravano più pronti per andare in ufficio che a trascorrere una giornata in montagna!

Viaggio per Canzo tranquillo con cicaleccio in sottofondo e studio del nuovo 'mostro' tecnologico acquistato da Ciccio venerdì scorso. Ma di questo vi parlerà lui, prima o poi, io non dico nulla! Scendiamo a Canzo con le suorine ed una torma di ragazzini con genitori al seguito, gruppetti di vecchi e giovani escursionisiti e prendiamo la strada per il Monte Cornizzolo, rifugio S.E.C. (Marisa Consiglieri) , San Pietro al Monte, Civate. La prima parte la strada la percorriamo con i vari gruppi di gitanti e ci superiamo a vicenda, il gruppone con le suorine ed i bambini riusciamo a distanziarli al primo bar, dove loro si fermano per fare merenda, mentre gli altri li lasciamo indietro una volta che imbocchiamo il sentiero per il Monte Cornizzolo, si vede che è poco amato dai nostri compagni di avventura. Saliamo all'inizio per un sentiero tra alberi di castagno e con ampie giravolte arriviamo ad una radura dove il panorama cambia, adesso ci accompagnano dei lecci e betulle, procediamo piano piano e raggiungiamo un balcone che si apre sul lago di Segrino e di Civate sulla sinistra, mente vediamo la cittadina di Canzo stendersi placidamente sulla destra. Siamo al bivio per Eupilio procediamo verso un altro balcone dove troviamo il cartello per il Monte Cornizzolo dato a 15', ormai è fatta. Da questo punto erta finale bella 'in piedi' e alla colma traggiungiamo la cima del Cornizzolo dove è dislocata una grande Croce con i vari cartelli di rito, siamo a 1240 metri sul livello del mare, quindi i nostri mille metri di dislivello li abbiamo fatti anche questa domenica. Panoramo bello, peccato una intensa nebbia che ci oscura i Corni di canzo ed il Monte Rai, vediamo solo la valle e, subito sotto di noi, il bianco rifugio S.E.C.Sulla vetta, Ciccio importuna due ragazzine con la solita scusa della foto, usa anche il vecchio trucco di lasciare per terra il libretto dei rifugi con l'intento di farsi richiamare dalle ragazzine, ma queste dopo lo scatto e la riconsegna del libretto, fuggono di gran carriera. Rimangono solo tre gitanti di Inverigo che ci raccontano le loro vicissitudini abitative e familiari, prima a Milano poi in Brianza etc; noi diciamo di avere un collega di Inverigo e loro affermano di conoscerlo, come è piccolo il mondo! Ci salutiamo e ci diamo appuntamento al Rifugio. Scendiamo ed entriamo, Ciccio fa melina e tituba, se prendere da mangiare o consumare i panini, io dico che vale la pena sentire cosa c'è di buono.http://www.rifugi-bivacchi.com/rifugio.cfm?id=217

La situazione contingente ci mette tutti d'accordo, il pasto viene servito alle 12:30, ed è finito tutto, possono darci solo panini! Evvai mai una gioia, contrattiamo un mezzo di rosso e due caffè, in questo modo ci abbuonano l'euro che viene richiesto a chi consuma il pranzo al sacco all'interno del rifugio, alla faccia di babilonia e di tutti i babilonesi! Mangiamo su un tavolaccio ed attorno a noi ci sono molti escursionisti in avanti con l'età, che dopo aver mangiato si mettono a giocare a carte, che tempi mi sembra di essere tornato indietro nel tempo! Dopo un po' ci prepariamo ed usciamo per concludere il percorso, rintracciamo il nostro sentiero, che dovrebbe essere il nr. 10, verso San Pietro al Monte e poi il paese di Civate. Dopo un po' troviamo il cartello indicatore con il nr. 11 ed indicazione Civate, ci viene un piccolo dubbio, ma proseguiamo imperterriti, tanto dobbiamo scendere. Ad un certo punto vediamo il complesso monastico sopra di noi; conveniamo che abbiamo sbagliato sentiero, ma non riusciamo a capire dove sia avvenuto l'errore, ci penseremo dopo.

Per non sapere ne leggere ne scrivere, facciamo una cosa che non si dovrebbe mai fare, abbandoniamo il sentiero e ci inoltriamo nel bosco, fortunatamente dopo un po' troviamo un altro sentiero che sale, e riprendiamo la strada per la Chiesa.A ppena giunti, scorgiamo il cartello del seniero nr. 10 per il Monte Cornizzolo, evvai, anche questa volta abbiamo percorso un sentiero diverso! Entriamo nel prato del complesso e troviamo gruppi e gruppi di adulti e bambini, infatti la meta di San Pietro è nota per questo genere di frequentatori :)(Angelolinsubrico , per cortesia non commentare )

Visitiamo la Chiesa, http://www.amicidisanpietro.it/ guidati da un volontario, che ci spiega approfonditamente ogni ambiente e ci fa visitare anche l'edificio posto al di fuori del complesso. Alla fine della visita prendiamo la mulattiera e scendiamo a valle, incontriamo la fine/inizio del sentiero nr. 11, quello che avevamo lasciato in precedenza e cerchiamo di raggiungere la stazione di Civate. Sulla vecchia provinciale vediamo una fermata dell'autobus, e leggiamo che 'l'accesso alla vettura è consentito solo a passeggeri muniti di biglietto acquistato a terra'; in altre parole ' i biglietti prima', come aveva detto il nostro amico di Faggeto Lario! Corsi e ricorsi storici! Abbandoniamo l'idea dell'autobus e andiamo diretti alla stazione di Civate, sperando nel treno, da notare che non abbiamo potuto verificare gli orari prima di partire. Qui, ambiente a dire poco decadente, senza nemmeno un orario aggiornato, troviamo una bacheca con l'orario dal 10 dicembre 2006 al 9 giugno 2007! Teniamo duro, cerchiamo di interpretarlo e troviamo un'unica possibilità di uscita dalla situazione in cui siamo, un treno alle 18:29 per Lecco, l'unico che risulta circolante nei festivi, gli altri 'NON CIRCOLANO NEI GIORNI FESTIVI'! Siamo molto perplessi, cerchiamo di raggiungere Mario ed il fratello di Ciccio tramite SMS per farci controllare su internet l'orario corrente, ma non abbiamo fortuna. Alle 18:25 , il segnale rosso in direzione Lecco, comincia a lampeggiare, avviso subito Ciccio e tutti e due speriamo, nel profondo dei nostri cuoricini, che sia il segnale dell'arrivo del treno. Infatti eccolo apparire in lontananza, lo sentiamo fischiare allegramente annunciando il suo arrivo! Che gioia, vederlo, sentirlo arrivare e captare il cigolio dei freni sulle rotaie, che poesia!




P.S.1 Colgo adesso il passo di Robinson Crouse quando vede in lontananza la nave che accosta all'isola in cui risiede da lungo tempo! Bene, via verso Lecco, senza biglietto, e dove mai avremmo potuto comprarlo? Il nostro senso civico ci spinge a cercare un controllore, di cui non troviamo nemmeno l'ombra, a questo punto aspettiamo il termine del viaggio, l'arrivo nella stazione di Lecco e la coincidenza per Milano. A Lecco ci procuriamo il biglietto e ci mettiamo sul marciapiede in attesa della coincidenza. Nemmeno a farlo apposta, al sopraggiungere del treno, pieno all'inverosilmile di gitanti e pedolari settimanali, da un finestrino mi sento chiamare, è Barbara che rientra a Milano con la pupa, la raggiungiamo e facciamo il viaggio in compagnia! Il mondo è proprio piccolo! A questo punto finisce l'avventura, alla prossima! ciao!




P.S.2: Ciccio e' proprio innamorato... l'album fotografico di questa gita ha come titolo "Da Chiasso a Civate". Pensava di essere in Svizzera...





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